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Ex monastero di Dolce e Gabbana: il Consiglio di Stato mette una pietra sopra al vincolo

I giudici amministrativi sanciscono che l'edificio non è sottoposto a un vincolo culturale

Il Consiglio di Stato chiude definitivamente un contenzioso tra il Ministero dei Beni Culturali e la società Immobilkramer (legata a Dolce e Gabbana) per una parte del Monastero di San Benedetto, tra via Bellotti e via Kramer. I giudici del massimo grado amministrativo hanno certificato che l'immobile è livero da vincoli artistico-culturali, come invece sosteneva il Ministero. 

Si tratta infatti di una porzione di edificio ricostruita nel 1953, venduta dalle suore nel 2000, meno di 50 anni dopo l'edificazione. Non si può quindi applicare l'automatismo di legge per il quale un edificio pubblico o ecclesiastico diventa bene culturale dopo 50 anni (oggi, con il nuovo Codice dei Beni Culturali, gli anni sono diventati 70).

Cinque anni dopo, la Immobilkramer chiese i permessi per eseguire lavori all'edificio in vista dell'espansione della sede di Dolce e Gabbana: a quel punto la Sovrintendenza aprì un procedimento e il Tar (primo grado del giudizio amministrativo) bloccò tutto, ritenendo che l'immobile fosse soggetto a un vincolo. Decisione ora ribaltata dal Consiglio di Stato. 

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