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Giovane 23enne sequestrata e costretta a prostituirsi a Milano: liberata grazie a un video

Era stata portata in città con la promessa di un lavoro come commessa in una boutique

Immagine di repertorio

Non poteva uscire senza il suo permesso. Era lui a dirle quando mangiare, quando lavarsi e quando andare a 'lavorare' in strada, dove era costretta a prostituirsi da quando dal mese di aprile era arrivata a Milano. E lei, una uruguaiana di 23 anni, sui marciapiedi di viale Teodosio passava le sue notti senza alternativa tra colleghe e clienti: raccogliendo 200 o 300 euro a nottata. Soldi che poi andavano direttamente nelle mani del suo aguzzino, un connazionale di 49 anni: Carlos P., con precedenti penali specifici.

Un incubo nel quale era precipitata per aver creduto alla promessa di un posto da commessa in un negozio di abbigliamento o - perché no? - in una boutique del Quadrilatero della Moda. Un inferno dal quale è uscita grazie a sé stessa e a un lavoro eccezionale della polizia del suo paese e di quella italiana. E' stata proprio la 23enne a lanciare la richiesta d'aiuto ai suoi parenti in Sudamerica. In un momento di distrazione del suo aguzzino è riuscita a recuperare il suo cellulare e mentre era al supermercato ha fatto un video e scattato delle foto chiedendo aiuto. In un attimo ha inoltrato la sua testimonianza ad alcuni parenti nascosti nella rubrica del telefonino con nomi in codice per non farli individuare dall'uomo. Il 49enne, infatti, oltre a minacciarla personalmente, per intimidirla le diceva che i suoi complici a Montevideo avrebbero fatto fuori la sua famiglia, se solo lei avesse provato a ribellarsi.

Quei video e quelle foto, grazie all'intervento dell'Interpol, sono finiti sui tavoli dell'Upg di via Fatebenefratelli. I poliziotti milanesi hanno capito dalle immagini che si trattava della zona di Lambrate. Le indagini - velocissime - hanno portato gli agenti ad un appartamento in via Adolfo Wildt, dove la donna era segregata. Interpellati, i vicini confermano agli investigatori che quell'abitazione è stata spesso stata abitata da donne giovani e belle e che c'era un sospetto via vai.

Il blitz per liberarla viene messo in atto in piena notte. I poliziotti bussano alle porte di casa ma non risponde nessuno. Grazie ai vigili del fuoco entrano da una finestra e dentro trovano la ragazza in lacrime. Nel frattempo il pregiudicato cerca di scappare dall'ingresso ma nelle scale trova altri agenti con le manette ad aspettarlo. Al momento dell'arresto il 69enne aveva in tasca 500 euro, frutto dell'attività di prostituzione della giovane.

Mentre il 69enne viene portato nel carcere di San Vittore con l'accusa di riduzione o mantenimento in schiavitù e sfruttamento e induzione alla prostituzione, la 23enne racconta i suoi giorni di 'sequestro'. A metterla in contatto con Carlos P. era stata un'amica. L'incontro con l'uomo era avvenuto ad aprile nella città di Valencia, in Spagna. Dalla penisola Iberica erano partiti alla volta dell'Italia con la promessa di un impiego come commessa. Arrivati a Milano, il pregiudicato le aveva tolto il passaporto, privandola anche del cellulare e di ogni altra forma di comunicazione. A quel punto i piani dell'aguzzino erano chiari. La 23enne ha spiegato di non aver mai fermato le volanti in strada per paura. Un timore vinto soltanto al momento dell'agognata liberazione.

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